Osservatorio Giuridico

L’Osservatorio Giuridico nasce col precipuo intento di fornire un costante aggiornamento sull’elaborazione legislativa e giurisprudenziale in materia di parità di trattamento e divieto di discriminazione.


Nella presente sezione, pertanto, verranno pubblicate, di volta in volta, le novità giurisprudenziali e normative di interesse per la collettività.
I Colleghi tutti sono invitati a far pervenire contributi ed eventuali osservazioni ai componenti CPO delegati.


Avv. Alessandro Vicario (alessandro.vicario.avv@gmail.com)
Avv. Pasquale Sticco (pas.sticco@gmail.com).

Con ordinanza n. 18 del 2021 la Corte Costituzionale ha disposto la trattazione innanzi a sé delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 262, comma 1, c.c., nella parte in cui, in mancanza di diverso accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori, in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione.

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Legittima l’ammissione al gratuito patrocinio della persona offesa da determinati reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale a prescindere dalle condizioni reddituali.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 1 dell’11 gennaio 2021, ha promosso l’art. 76, comma 4-ter, d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui prevede l’ammissione automatica al patrocinio a spese dello Stato della persona offesa dai reati ivi previsti, indipendentemente dai limiti di reddito di cui al comma 1.

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 È ammesso il concorso tra i reati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona, non essendo configurabile un rapporto di specialità tra gli stessi, giacché diretti a tutelare beni diversi ed integrati, l’uno, dalla condotta di programmatici e continui maltrattamenti psico-fisici ai danni di familiari; l’altro, da quella di privare taluno della libertà personale.

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Bisogna fare attenzione a quanto si dichiara in pubblico, alla radio o si scrive sui social network, soprattutto quando si tratta di frasi offensive o lesive dei diritti delle persone.

Lo dimostra la sentenza con la quale la Corte di Giustizia ha fatto rientrare nella nozione di "condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro" dettata dall'art. 3, paragrafo 1, lettera a), direttiva quadro 2000/78 che vieta discriminazioni nell’accesso all'occupazione e al lavoro.

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